E se non fossi mai esistito/a? La realtà non esiste!

E se non fossi mai esistito/a? La realtà non esiste!
A nu cert moment lascio la Terra! Certamente!!

martedì 1 dicembre 2009

Il software del cervello

Molte persone credono che tutte le caratteristiche del carattere siano innate. ci si può ad esempio considerare timidi, introversi, riservati; più adatti alla riflessione e alla introspezione che alla vita sociale; poco incline a svolgere attività manuali e più portati per lo studio. E ci si convince profondamente di essere fatti così.
Tuttavia, questo modo di essere porta a soffrire perchési avverte come un limite: si sente un forte bisogno di confrontarsi con gli altri, di socializzare e di fare tutta una serie di cose che invece non si fanno a causa di limiti e paure che ci bloccano. E quando ci sforziamo di cambiare, di essere diversi, inevitabilmente ci si scontra con questi limiti e ci si trova a ripetersi frasi come “sono fatto così”, “sono nato timido e introverso e non posso farci niente”, “una pecora non potrà mai diventare un leone” e così via…

Questo genere di condizionamenti sono conseguenza del tipo di educazione che abbiamo ricevuto e del sistema socioculturale nel quale siamo cresciuti.
Certo, se dai primi anni dell’infanzia ti risuona nelle orecchie la voce di un genitore che ripete “Francesco è un ragazzino bravo e studioso e non esce fin quando non ha finito i compiti”, oppure “Fai attenzione alle persone lì fuori, il mondo è pieno di pericoli”, o di una maestra che ti dice “Sei un ragazzino troppo timido...” o ti ritrovi con degli amici di scuola che non perdono occasione per metterti in ridicolo... beh, in un modo o nell’altro tutte queste esperienze ti condizioneranno. Non è nemmeno detto che "sottoposto a questo genere di sollecitazioni" diventerai automaticamente una persona timida e introversa; magari potresti sviluppare aggressività. Di sicuro c’è che quel genere di esperienze avrà un certo effetto nello sviluppo della tua personalità. In altre parole quello che voglio dimostrare è che ciò che siamo oggi non è dovuto ad una serie di informazioni scritte nel nostro DNA. Ciò che siamo è frutto dei condizionamenti, degli insegnamenti e dell’educazione che abbiamo ricevuto negli anni e che noi abbiamo rielaborato con il nostro cervello. Alla formazione di un individuo concorrono tanti fattori: i genitori, gli insegnanti, gli amici, i media. Tante informazioni che vengono immagazzinate e rielaborate dall’individuo.
Se ancora in fasce ti avessero consegnato ad una comunità di Eschimesi, oggi saresti completamente diverso da come sei.

Quindi iniziamo a considerare il nostro carattere, i nostri limiti, le nostre paure, i nostri valori e le nostre virtù non come un qualcosa che è scritto nel nostro patrimonio genetico, ma come un programma installato nel nostro cervello. Un programma che è stato codificato negli anni, a partire dalla nostra infanzia, e che si è radicato in noi.

Pensiamoci come un personal computer: il nostro cervello è l’hardware, la parte fisica che si può toccare. Il modo in cui ci comportiamo, ciò che siamo, è il software installato nel nostro cervello.
Ho buoni motivi per ritenere che la “dotazione” hardware di ognuno di noi è praticamente identica: non c’è alcun motivo di ritenere che geneticamente una persona sia più intelligente di un’altra o che abbia "caratteristiche cerebrali" migliori. La differenza in tutti i casi la fa il software installato nel cervello.

La notizia meravigliosa è che, come succede con i computer, ogni software installato si può disinstallare; e al suo posto possiamo metterne uno migliore, che ci piaccia di più e ci faccia sentire meglio.

Inizia subito a riflettere su questo concetto e a liberarti della convinzione che "sei così perché così sei nato e non puoi farci niente". Ogni aspetto di te che non ti piace, può essere cambiato.

E ti dirò che non è poi così difficile e non ci vuole nemmeno troppo tempo.

domenica 13 settembre 2009

TV E PRIGIONIERI MENTALI

“La vera cultura non è accumulo di informazioni dalla tv, nei nostri pc o in Internet. La vera cultura esiste solo alla condizione di interrogarsi sul senso dell'esistenza e di mettersi al servizio e alla ricerca dei valori che costituiscono il significato della vita umana sul pianeta e nella società.”



di Valerio Pignatta


Le statistiche ci dicono che in media passiamo davanti alla tv dagli 11 ai 14 anni della nostra vita, complici i divani corruttori che il “vivere civile” ha posto in ogni casa. Ma grazie al cielo in quei 14 anni c'è chi fa tantissime altre cose. Pensate... 14 anni... E poi dicono che la tv fa comunque conoscere il mondo... In 14 anni uno se lo può conoscere “dal vero” il mondo, viaggiando, parlando, toccando, annusando... che è tutt'altro, direi, che 14 anni di segregazione nella cella-salotto di famiglia a “voyeurizzare” la realtà degli altri con la scusa di farsi una cultura.


Ma purtroppo siamo arrivati al punto per cui confondiamo cultura e informazione spazzatura. La vera cultura non è accumulo di informazioni dalla tv, nei nostri pc o in Internet. La vera cultura esiste solo alla condizione di interrogarsi sul senso dell'esistenza e di mettersi al servizio e alla ricerca dei valori che costituiscono il significato della vita umana sul pianeta e nella società. Ecco alcune riflessioni di noti intellettuali che si sono interrogati sulla televisione ed il suo rapporto con la società umana:


Omologazione


«La televisione [...] è un sistema di trasmissione che si fonda sull'idea che tutti gli esseri umani siano essenzialmente simili [...]. La tv non vuole riconoscere la rigogliosa diversità dei suoi utenti. La gente fa migliaia di lavori differenti, ha hobby variegati, legge centinaia di migliaia di differenti pubblicazioni. La tv ignora la realtà che gli esseri umani non sono patate lesse, ma reagiscono ai messaggi e interagiscono.


La gente ha poco in comune, se non i suoi interessi pruriginosi e le paure e ansietà morbose. Naturalmente la televisione, puntando a raggiungere il bersaglio al suo più basso denominatore comune, peggiora sempre di più ogni anno. [...] La tv morirà perché offende la vera natura umana: la tendenza verso l'automiglioramento e l'autonomia» (Gilder, George, La vita dopo la televisione. Il Grande Fratello farà la fine dei dinosauri?, Castelvecchi, Roma, 1995, p. 9)


«Fondamentalmente, il mestiere di TF1 [TeleFrance 1] è, ad esempio, aiutare la Coca-Cola a vendere il suo prodotto. Per far sì che un messaggio pubblicitario sia percepito, è necessario che il cervello del telespettatore sia disponibile. La vocazione delle nostre trasmissioni è proprio quello di creare tale disponibilità: facendo divertire il telespettatore, rilassandolo e preparandolo nello spazio tra due messaggi. Ciò che vendiamo alla Coca-Cola è tempo di cervello umano disponibile» (così il direttore di TF1, il più importante canale televisivo francese, in Le Lay, Patrick, Les Dirigeants face au changement, Les Editions du Huitième Jour, 2004, citato in Gruppo MARCUSE, Miseria umana della pubblicità, Elèuthera, Milano, 2006, p. 35)


«“Il mondo visto lascia dei vuoti”, il cittadino si annoia spaventosamente in campagna, mentre gli spettacoli sul mare e la montagna gli riempiono gli occhi! La televisione così, ritagliando e ricostruendo il reale, finisce per creare uno schermo tra il reale e noi: “Vedo, ma poiché c'è lo schermo, resto lontano. Questa diventa un'attitudine costruita: ciò che vedo per la strada è reale come ciò che ho visto sullo schermo.


Quando incontro un mendicante o un disoccupato, gli rivolgo lo stesso sguardo superficiale e disincarnato che rivolgo agli scheletri viventi del Terzo Mondo che la televisione periodicamente mostra. È esattamente l'estremo della derealizzazione: la confusione tra il mondo reale e quello mostrato”.


Un altro aspetto della televisione: non solo spinge verso il conformismo e costruisce un implacabile mezzo di uniformazione, ma crea un clima mentale generale. “Quando migliaia di immagini si imprimono nel nostro profondo, nel nostro ' inconscio', e tutte portano lo stesso messaggio fondamentale, questo finisce per essere una componente determinante del nostro comportamento e delle nostre opinioni”.


I messaggi fondamentali sono violenza e sesso. [...] Ma il pubblico vuole veramente queste immagini? Quando glielo si chiede, i telespettatori rispondono che la televisione è “una comodità, un sogno, e che non ha alcuna importanza”, pur ammettendo che non possono più farne a meno. [...] Ecco il principale effetto della televisione: uccide il vuoto imbottendo i cervelli» (Porquet, Jean-Luc, Jacques Ellul, l'uomo che aveva previsto (quasi) tutto, Jaca Book, Milano, 2008, pp. 168-170)


Dominio


«La natura del tubo catodico e dello spettro di radiofrequenze ha modellato il potere e le limitazioni della televisione come medium informativo e come forza culturale. Queste tecnologie hanno imposto che la televisione fosse un sistema top-down (alto-basso), in termini elettronici un'architettura master-slave (padrone-schiavo): pochi centri di trasmissione generano programmi per milioni di ricevitori passivi, o terminali stupidi. La scarsità dello spettro costringe la televisione ad adottare un sistema centralizzato, limitato a relativamente pochi canali, con nessuna comunicazione bidirezionale» (Gilder, George, La vita dopo la televisione. Il Grande Fratello farà la fine dei dinosauri?, Castelvecchi, Roma, 1995, pp. 27-28)


«La maggior parte dei problemi di fronte ai quali si trovano i genitori non hanno a che fare direttamente con la tv stessa, ma col controllo esercitato sui di essa. [...] Una soluzione immediata e a portata di mano ci sarebbe, ma sembra che molti non ci hanno mai pensato: spegnere il televisore. [...] Essi in realtà non vogliono risolvere il problema. [...] Permettete alla vostra bambina di tre anni di andare in giro con un coltello affilato? Le permettete di attraversare la strada da sola? [...] evidentemente il bambino capisce quando dite fermamente una cosa» (Winn, Marie, La droga televisiva, Armando, Roma, 1978, pp. 177-178)


Realtà


«Nulla sfugge. C'è sempre una cinepresa nascosta da qualche parte. Si può essere filmati senza saperlo. Si può essere chiamati a rieseguire tutto davanti a qualsiasi canale televisivo. Si crede di esistere in versione originale, senza sapere che questa non è nient'altro che un caso particolare di doppiaggio, una versione eccezionale per gli happy few.


Si è in balia di una ritrasmissione istantanea di tutti i fatti e di tutti i gesti su qualsiasi canale. Un tempo avremmo vissuto ciò come un controllo poliziesco. Oggi lo viviamo come una promozione pubblicitaria» (Baudrillard, Jean, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996, p. 32)


«“In diretta dalla realtà! Visitate questo strano mondo! Concedetevi il brivido del mondo reale!”. [...] L'oggetto di antiquariato sembra già un oggetto reale per contrasto con gli oggetti industriali, ma non è che una prefigurazione del tempo in cui il minimo oggetto percepibile sarà prezioso quanto una reliquia egiziana» (Baudrillard, Jean, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996, p. 49)


«Inizialmente [le immagini] costruiscono intorno a noi una finzione: quando sempre più ci allontaniamo dall'ambiente naturale, quando abbiamo perso il contatto con la realtà “che fu la realtà sostanziale della nostra vita”, il mondo delle immagini ci fa credere di vivere ancora “in un mondo d' acqua, di vento, di alberi e di animali”. Il numero di trasmissioni televisive su animali esotici e grandi spazi incontaminati cresce di pari passo al crollo della biodiversità e alla sparizione di spazi vergini» (Porquet, Jean-Luc, Jacques Ellul, l'uomo che aveva previsto (quasi) tutto, Jaca Book, Milano, 2008, p. 167)


Cultura


«È vero che un'immagine può valere più di mille parole. Ma è ancora più vero che un milione di immagini non danno un solo concetto. Riassumo in tre punti. Primo: il vedere non è conoscere. Secondo: il conoscere può essere aiutato dal vedere. Terzo: il che non toglie che conoscere per concetti (il conoscere in senso forte) si dispiega tutto quanto oltre il visibile. Mi dispiace per il tele-vedere ma è così» (Sartori, Giovanni, Homo videns, Laterza, Roma-Bari, 1999, p. 149)

da:
http://www.altrogiornale.org/news.php

venerdì 14 agosto 2009

Chi è Corrado Malanga

Il 2008 è visto da molti “come l’inizio di una serie di eventi che cambieranno radicalmente ogni contesto della nostra esistenza”. Le informazioni a riguardo non sono molte ma il 24 Gennaio 2008, Corrado Malanga, a termine di una sua conferenza, sembra averci regalato qualche informazioni in più.
Ma chi è Corrado Malanga?
Il professor Corrado Malanga, ricercatore e docente di Chimica Organica presso l’Università di Pisa dal 1983, si interessa dell’esplorazione nel campo degli oggetti volanti non identificati da quasi quarant’anni, durante i quali ha dapprima organizzato la ricerca per il Centro Ufologico Nazionale (CUN) in qualità di responsabile del Comitato Tecnico Scientifico, proseguendo poi il suo lavoro come fondatore del Gruppo Stargate Toscana. È stato columnist di importanti riviste di settore quali Notiziario Ufo, Ufo Network, Dossier Alieni, Stargate, Stargate Magazine, Area 51, nonché collaboratore di due opere enciclopediche sugli UFO, ed è stato più volte invitato dai principali network radio televisivi italiani per dibattere il tema degli ‘ET’. Fra le più significative ricerche effettuate dal professor Malanga ricordiamo gli studi sulle analisi al suolo di tracce di presunti UFO e gli studi sul fenomeno dei Crop Circle. È autore de ‘I fenomeni BVM’ (Mondadori) con R. Pinotti e ‘Gli Ufo nella mente’ (Bompiani). I suoi articoli possono essere rintracciati in Internet sui siti www.ufomachine.org e www.sentistoria.org. Attualmente i suoi interessi sono rivolti alla problematiche legate ai Rapimenti Alieni (abduction), che studia mediante tecniche di ipnosi regressiva e Programmazione Neuro Linguistica.
Per vedere le video conforenze del Prof. Malanga cliccate sul seguente link preso dal sito Cultura Tolteca: http://www.carloscastaneda.it/Corrado-Malanga.htm

Metatron Cube - Sacred Geometry

sabato 1 agosto 2009

COS'E' L'HAARP?

HAARP sta per High-Frequency Active Auroral Research Project (Progetto Alta Frequenza Aurorale Attiva). E' un'arma pesantemente più potente della bomba atomica. Intendono irradiare più di 1,7 gigawatt (miliardi di watt) di potenza nella ionosfera e realmente bollire l'atmosfera più alta per creare uno specchio e/o un'antenna artificiale per trasmettere un'enorme quantità di potenza a qualsiasi area specifica sulla terra.
Quest'energia verrebbe usata per manipolare il clima globale, per danneggiare e distruggere ecosistemi e soverchiare le comunicazioni elettroniche, infine per cambiare i nostri stati d'umore e mentali. Per non dire che potrebbe essere usata per manipolarela nuova griglia Cristica intorno al mondo.


(da Angel don't play this HAARP di Jeane Manning e Dr. Nick Begich).







Il sito ufficiale http://www.haarp.alaska.edu/ ci presenta un’innocente stazione scientifica dove gli scienziati sondano via radio quelle regioni dell’alta atmosfera preannuncianti lo spazio esterno, cioè la ionosfera e la magnetosfera. I titoli dei paragrafi esplicativi del sito sono peraltro scritti a mo’ di domande («Cos’è HAARP?», «Perché è coinvolto il Dipartimento della Difesa?», ecc.) Nel paragrafo titolato «HAARP è unico?», ci si affretta a precisare che anche altre nazioni studiano la ionosfera, come la stessa Russia o i Paesi europei (più il Giappone) del consorzio EISCAT, anche se le loro apparecchiature, site a Tromsoe in Norvegia, sono dei radar «incoerenti».

Ma veniamo ai dettagli. Presso Gakona, circa 200 km a Nord-Est del Golfo del Principe Guglielmo, un terreno di proprietà del Dipartimento della Difesa USA fu scelto il 18 ottobre 1993 da funzionari dell’Air Force e a partire dall’anno seguente venne disseminato di piloni d’alluminio alti 22 metri, il cui numero è cresciuto di anno in anno fino ad arrivare a 180. Ognuno di questi piloni porta doppie antenne a dipoli incrociati, una coppia per la «banda bassa» da 2.8 a 7 MegaHerz e l’altra per la «banda alta» da 7 fino 10 MegaHerz.

Tali antenne sono capaci di trasmettere onde ad alta frequenza fino a quote di 350Km, grazie alla loro grande potenza. A pieno regime, l’impianto richiede 3.6 MegaWatt (la potenza di 100 automobili), assicurati da 6 generatori azionati da altrettanti motori diesel da 3600 cavalli l’uno. Scopo ufficiale di queste installazioni è studiare la ionosfera per migliorare le telecomunicazioni. Come si sa, questo strato è composto da materia rarefatta allo stato di plasma, cioè di particelle cariche (ioni), e ha la proprietà di riflettere verso terra le onde hertziane, in particolare nelle ore notturne. E’ per questo, ad esempio, che di notte ci è possibile ascoltare alla radio le stazioni AM di molti Paesi stranieri, dato che la riflessione ionosferica permette ai segnali di scavalcare la curvatura terrestre.


«La tecnologia è come un paio di scarpe magiche ai piedi di una bambola meccanica dell’umanità. Dopo che la molla è stata caricata dagli interessi commerciali, la gente può solamente danzare, volteggiando vorticosamente al ritmo che le scarpe stesse hanno stabilito». Queste efficaci parole sono tratte dal libro: «Guerra senza limiti», scritto da due colonnelli dell’aeronautica Cinese, Qiao Liang e Wang Xiansui. Nel testo i due militari cinesi esaminano l’impatto delle nuove tecnologie sul pensiero strategico, sul terrorismo e su tutto ciò che concerne la guerra in questo XXI secolo.

Essi accennano due volte alla possibilità che un Paese possa scatenare artificialmente le forze della Natura, usandole come «armi non tradizionali» per mettere in ginocchio il nemico. Per esempio sconvolgendo il clima e il regime delle piogge. Tutto ciò sembra fantascienza, ma Qiao e Wang hanno forse ragione nell’includere la «guerra ecologica» tra le 24 forme di conflitto da essi elencate.


Ebbene il 15 gennaio 2003, il sito della «Prava» ha ospitato un inquietante articolo, scritto dal deputato ucraino Yuri Solomatin.

Il deputato ucraino dà credito al sospetto che i disastri naturali intensificatisi ultimamente siano da imputare ai sempre più assidui test del sistema HAARP. Anche in Germania, le inondazioni dello scorso anno sono sembrate a qualcuno troppo disastrose. Così due giornalisti tedeschi, Grazyna Fosar e Franz Bludorf, hanno vagheggiato in un loro articolo, pubblicato sul numero 120 del bimestrale «Raum und Zeif», che i cicloni e gli allagamenti che hanno piegato l’Europa Centrale possano essere legati all’HAARP.

La Russia aveva dato l’allarme quasi un anno fa. Come riporta l’agenzia Interfax dell’8 agosto 2002, ben 90 parlamentari della Duma di Mosca avevano firmato un appello indirizzato all’ONU in cui si chiedeva la messa al bando di questi esperimenti elettromagnetici. Un mese più tardi erano saliti a 220 i deputati russi a favore dell’appello. D’altronde vi era stato un rapporto della Duma che accusava esplicitamente l’America. Parole schiette e scomode: «Sotto il programma HAARP, gli USA stanno creando nuove armi geofisiche integrali, che possono influenzare gli elementi naturali con onde radio ad alta frequenza. Il significato di questo salto qualitativo è comparabile al passaggio dall’arma bianca alle armi da fuoco, o dalle armi convenzionali a quelle nucleari».
E' plausibile che le irradiazioni delle antenne HAARP possano rimbalzare fino a colpire gli strati bassi dell’atmosfera sopra un Paese distante migliaia di chilometri. Ed interferire quindi con i fenomeni meteorologici. Certamente si tratta di mere ipotesi. Comunque, un uso militare dell’HAARP è ammesso dalla Federazione Scienziati Americani. Un uso, tuttavia, non distruttivo, ma solo di ricognizione. Modulando i segnali in frequenze bassissime, cioè onde ELF o VLF, si potrebbe «vedere ciò che succede nel sottosuolo, individuando bunker, silos di missili, e altre installazioni sotterranee di Stati avversi. Al di là di ciò, la «guerra ecologica» appare terribilmente possibile da oltre vent’anni.

Già nel 1976 l’Enciclopedia Militare Sovietica ventilava il rischio che gli Stati Uniti, per via elettromagnetica o per via astronautica, potessero modificare il clima dell’Eurasia lacerando lo strato di ozono sopra l’URSS. L’Unione Sovietica si accordò così con gli USA perché fosse proibito l’uso dei cambiamenti climatici ambientali. A livello ONU, ciò fu ribadito con la convenzione ENMOD (Environmental Modifications), entrata in vigore il 5 ottobre 1978. Ma pochi anni dopo, negli Stati Uniti, lo scienziato considerato il padre dell’HAARP ideava un sistema volto apertamente a controllare i fenomeni meteo. L’11 agosto 1897 il dott. Bernard Eastlund brevettava con numero di «patente» 4,686,605 il suo «Metodo e apparato per l’alterazione di una regione dell’atmosfera, della ionosfera o della magnetosfera».

Si dice che Eastlund, fisico del MIT si sia ispirato ai lavori del grande genio Nikola Tesla (1856-1943), lo scienziato jugoslavo emigrato in America nel 1884. A Tesla dobbiamo molti ritrovati che resero possibile la diffusione dell’elettricità, soprattutto la corrente alternata trifase (mentre Edison era rimasto arroccato sulla corrente continua). Inoltre aveva tentato di sviluppare un sistema di trasmissione dell’energia via etere, il che avrebbe reso inutili i cavi, nonché un apparecchio per ottenere elettricità gratuita per tutti ricavandola dalle oscillazioni naturali del campo elettrico terrestre. Quando Tesla morì, l’8 gennaio 1943, gli agenti dell’FBI diedero la caccia a tutti i suoi progetti, su cui si favoleggiò a lungo. D’altra parte lo stesso Tesla aveva parlato persino di raggi della morte, efficaci fino a 320 km di distanza.

Non sappiamo esattamente quanto vi sia di Tesla nei progetti del dott. Eastlund e nell’HAARP. Fatto sta che negli anni Novanta Eastlund fondò una sua compagnia, la Eastlund Scientific Enterprise, che fra le attività menzionate sul suo sito web comprende tanto la partecipazione al programma HAARP, quanto l’esplicita ricerca nel campo delle modificazioni meteorologiche. Che dire? Ritornando al libro di Qiao Liang e Wang Xiansui, c’è da rabbrividire alle loro frasi: «Utilizzando metodi che provocano terremoti e modificando le precipitazioni piovose, la temperatura e la composizione atmosferica, il livello del mare e le caratteristiche della luce solare, si danneggia l’ambiente fisico della terra o si crea un’ecologia locale alternativa. Forse, presto, un effetto El Nino creato dall’uomo diverrà una superarma nelle mani di alcune nazioni e/o organizzazioni non-statali».

( 16 giugno 2003 )



















domenica 21 giugno 2009

Lettera a un amico

I messaggi che si inviano possono avere dei buoni principi.
E' vero che di ogni cosa bisogna vedere l'intento con cui è stata fatta.
Spesso i messaggi a catena sono fatti per farti credere in un futuro migliore, per farti sperare in un domani sereno. A questo punto ... non saprei ... io credo che bisognerebbe sforzarsi in tutto e per tutto di guardare solo e soltanto il presente,. Non farsi prendere dal passato e di non vivere con l'ansia del futuro. Fare ciò è assai difficile! Spesso, così facendo, si rischia di entrare in conflitto con se stessi, ma questo è del tutto normale.
Tuttavia non bisogna mai perdere l'ottimismo sulla riuscita del proprio intento.
Sicuramente molte persone vedono in questi messaggi uno stimolo per realizzare i loro pensieri più profondi. Ben venga!
La strada che ho scelto io è differente, cerco più la fiamma che è dentro di me che non quella esterna.
Voglio sforzarmi per raggiungere questa scheggia, o questo seme di divinità che è in tutti noi.
Solo allora potrò sentirmi in armonia con l'universo e quindi con tutti gli altri esseri.
Per fare questo, dei principi che seguo sono: cercare il più possibile di non emettere giudizi su nulla; non diventare integralista e fondamentalista; volermi bene affinchè possa volere bene agli altri.
Anche secondo me l'inutile ed il superfluo andrebbero eliminati.
Ma, la cosa che mi piacerebbe fare di più in assoluto, è arrivare ad essere solo un osservatore del mio stesso io in modo da abbatterlo.
Abbattere così quell'ego che ci domina ed è sempre in agguato....
Spesso mi rendo conto che appena penso di aver afferrato qualcosa, subito questo qualcosa, nel momento stesso in cui cerco di focalizzarlo, si sminuisce, svanisce.
A volte mi sembra che anche il solo parlare sia un mero esercizio sonoro perchè appena viene proferita una parola perde del suo significato originale.
Lo stesso dicasi per la creatività: appena viene partorita un'idea, al momento della realizzazione e la sua trasformazione, essa pare venire meno del suo significato intrinseco.
Non so se riesco a spiegarmi bene. E' molto difficile portare avanti tali argomentazioni.
La cosa che mi riesce più facile da fare è "essere" e basta, senza cercare tante spiegazioni.
Quando a volte pongo delle domande è per capire come qualcun'altro riesca a sentire il proprio sè ...
Ma chi può veramente asserire di averlo trovato? Se così fosse avrebbe trovato Dio (concetto di per sè inspiegabile!).
L'uomo continua incessantemente ad arrovellarsi tutta la vita su questi dilemmi, cioè, se esiste o non esiste un Dio, o su cosa ci sarà dopo la morte.
Il risultato è perdere di vista il proprio presente!
Forse per molti queste sono solo dissertazioni di spicciola filosofia, ma è pur vero che quotidianamente in me si fanno sempre più presenti tali concetti con una forza ed un'energia sempre più intensa.
E' come se mi stessi distaccando dal concetto di voler capire.
Disttacandomi quindi da ogni concetto.
Solo in questo modo ci si può sentire sciolti, slegati dallo stesso pensiero ... perchè in fondo non c'è nulla da capire, ma c'è solo da "essere" !!!!!
Spesso perdo di vista questo principio fondamentale cioè il semplice essere,
Essere e basta!
...Solo così ci si può paragonare alla storia (per chi di voi la conosce) del cavallo caduto nel pozzo proscigato. Semplicemente essendo come è nella sua natura esso si è riuscito a scrollare di dosso la terra che gli buttavano dall'alto, e semplicemente salendoci sopra, a poco a poco, naturalmente e senza sforzo, riuscì a risalire fino alla bocca del pozzo e liberarsi da solo. Forse questo è l'esempio più calzante.
In questo momento anch'io "sono" e mi sto scrollando di dosso il superfluo.
Il pensiero ora scorre naturalmente come un fiume in piena al di fuori di me! L'io e il non io si sovrappongono.
Credo anche che quando si è raggiunto l'essere, si raggiunge anche il non essere e così il tutto e il niente .... l'equilibrio dello yin e dello yang.
Non so se riesco a farmi capire, perchè anch'io non mi capisco! Ma trovo che questo sia il miracolo! La parte sublime.
Quando si afferma di essersi capiti o per di più di capire gli altri, credo sia solo una mera illusione.
Che cosa dobbiamo capire?
Possiamo solo attenerci a noi stessi perchè "siamo" e non andare oltre perchè sarebbero solo supposizioni mai verficabili.
In noi stessi abbiamo tutto ciò che ci serve e invece lo andiamo a cercare al di fuori. Che strano atteggiamento!
Quindi rimanendo nel mio microcosmo collegato al macrocosmo ti mando un caloroso abbraccio e spero che tu riceva tanta energia positiva per realizzare il sé! A presto! da Xiriut