E se non fossi mai esistito/a? La realtà non esiste!

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A nu cert moment lascio la Terra! Certamente!!

mercoledì 29 aprile 2009

Teoria dei quanti: Einstein sbagliava

Un esperimento misura il «sapore» di una particella e rafforza la fisica moderna Scoperto un nuovo parametro S (2,725), che smentisce il paradosso del genio tedesco Da Planck a Bohr a Fermi, una «cattedrale» di idee che cambia la visione della realtà

Nel prossimo numero della rivista «Journal of Modern Optics» verrà pubblicata una scoperta di natura altamente tecnica, ma intimamente connessa con un problema che riguarda le fondamenta della fisica moderna. Ne sono autori alcuni fisici appartenenti al collettivo «Belle Collaboration», capitanati da un fisico di Formosa, Apollo Go (non tragga in inganno il nome da capsula spaziale: si tratta di un ricercatore cresciuto a Buenos Aires, laureatosi alla Boston University, che oggi divide il suo tempo tra il Cern di Ginevra, l' Università di Formosa e il centro Kek in Giappone). In sostanza, questa scoperta aggiunge un ulteriore solido puntello alla teoria quantistica, cioè alla base ultima sulla quale si regge l' intero universo microscopico delle particelle e, indirettamente, tutto quanto noi possiamo vedere, udire, toccare e annusare. I primi mattoni della moderna teoria quantistica vennero posti intorno agli anni Venti del ' 900, perfezionando brillanti intuizioni antecedenti, soprattutto di Max Planck e Albert Einstein. I nomi dei suoi architetti più famosi sono quelli del danese Niels Bohr, dei tedeschi Pauli, Heisenberg e Schroedinger, del francese Louis de Broglie e dell' inglese Paul Adrien Maurice Dirac. Un posto speciale è riservato a Enrico Fermi, che dette il nome ad un' intera classe di particelle chiamate, appunto, fermioni. Concordo con coloro che giudicano la complessa, ma elegantissima, cattedrale della fisica quantistica il maggior successo mai ottenuto dall' uomo nelle scienze della natura. I rosoni di questa cattedrale, però, a volte proiettano qualche ombra, come Einstein stesso fece notare nel 1935, mettendosi in conflitto con Bohr, e sfidando la teoria quantistica con un paradosso, al quale si collega oggi l' esperimento di Go e colleghi. Il paradosso in questione (noto come Epr, dai nomi di Einstein, Podolsky e Rosen, i suoi iniziali inventori) fa perno sul dato che niente può viaggiare a una velocità superiore a quella della luce. La teoria dei quanti, però, impone severissime restrizioni sugli stati in cui possono trovarsi sistemi fisici tra loro intimamente connessi. L' intreccio è presto spiegato: è possibile creare in natura, o in un acceleratore di particelle, delle coppie, costituite da una particella (poniamo un elettrone) e dalla sua corrispondente anti-particella (un positrone). Se si determina con certezza lo stato di una delle due (per esempio che ha una magnetizzazione orientata verso Nord), lo stato dell' altra ne risulta anche noto con certezza (magnetizzazione orientata verso Sud). Einstein e colleghi immaginarono che una simile coppia particella-antiparticella venisse creata e che si lasciassero allontanare le due particelle una dall' altra, indisturbate, per miliardi di chilometri (o di anni luce, poco importa). Il paradosso nasce dal fatto che, se adesso facessimo una misura sulla prima particella, in un punto dell' universo, avremmo anche istantaneamente informazioni sicure sull' altra particella, lontanissima. Questo è imposto dalla teoria quantistica. Ma allora tale informazione istantanea dovrebbe poter viaggiare a una velocità superiore a quella della luce, il che è impossibile (la teoria della relatività lo esclude). Conclusione di Einstein: la teoria quantistica è incompleta, ha una falla da qualche parte nelle sue fondamenta. Bohr rispose che le due particelle costituiscono un solo sistema fisico, non due entità distinte, e che il paradosso sparisce quando si smette di considerare la misura su una delle due particelle come distinta dalla misura sull' altra particella. Quella misura è, a tutti gli effetti, una misura su un unico sistema quantistico, un sistema che non si lascia scomporre in due particelle separate. Gli anni passarono, alcuni fisici introdussero delle grandezze fisiche «nascoste» (sic) che sarebbero ben reali, ma non misurabili, e che risolverebbero il paradosso, lasciando inalterate sia la teoria quantistica che la teoria della relatività. Un grande fisico di origine irlandese, John Stewart Bell, nel 1964 distillò da questa illustre diatriba una formuletta geniale. Si facciano davvero queste misure su particelle e anti-particelle (non occorrono miliardi di chilometri, bastano misure istantanee a pochi metri di distanza, in un apparato raffinatissimo) e si misuri un certo parametro (chiamato S). Se questo è inferiore a 2, allora si convalida l' ipotesi delle variabili nascoste, e si mostra che Einstein, Podolsky e Rosen avevano ragione. Se, invece esso è pari a circa 2,83 (per esattezza: due moltiplicato per la radice quadrata di due), allora si convalida la teoria quantistica classica. Questo è stato fatto molte volte nel frattempo, soprattutto misurando l' angolo di polarizzazione di coppie di fotoni, e pare proprio che la teoria quantistica prevalga. Ma quegli esperimenti sono stati dibattuti su basi statistiche. Adesso Go e compagnia lo hanno fatto, per la prima volta, con delle particelle pesanti, cioè dotate di massa: delle coppie di mesoni e anti-mesoni, nelle quali si è osservato il «sapore» (flavour, una proprietà fisica assai diversa da quelle misurate precedentemente). Ebbene, il parametro di Bell misura 2,725! Lontanissimo da 2 e assai vicino al fatidico 2,83. Insomma, vincono i quanti. Le fondamenta già note della fisica si trovano ulteriormente rafforzate. Bell amava spiegare il paradosso Epr con i colori dei calzini di un suo collega notoriamente molto distratto. Se io osservo nella sua valigia, a Tokio, un calzino giallo scompagnato, istantaneamente concludo che esiste un calzino giallo scompagnato nel suo guardaroba di casa, a Belfast. Quindi, ho fatto una misura più veloce della luce. Ma la lezione di Niels Bohr era proprio che, a differenza dei calzini, così ben separabili uno dall' altro, le particelle del mondo microscopico non sono separabili. Detto meglio, non possiamo nemmeno immaginare di separarle una dall' altra, per osservarle una alla volta. Con buona pace di Einstein, Podolsky e Rosen.

martedì 28 aprile 2009

Cos’è la Kabbalah?

Sebbene le sue origini siano radicate nell’antichità più profonda, dal tempo dell’antica Babilonia, la scienza della Kabbalah è rimasta nascosta all’umanità dal momento in cui apparve più di quattromila anni fa.

Proprio questo occultamento ha convalidato l’immortale fascino della Kabbalah. Celebri scienziati e filosofi di molti paesi, come Newton, Leibniz e Pico della Mirandola, hanno indagato e cercato di capire la scienza della Kabbalah. Comunque, oggigiorno solo pochi sanno cosa sia realmente la Kabbalah.

La scienza della Kabbalah non parla del nostro mondo e quindi la sua essenza sfugge alle persone. È impossibile comprendere l’invisibile, l’impercettibile e ciò che non è stato sperimentato. Per migliaia di anni, all’umanità fu offerta un’ampia varietà di cose sotto il nome della “Kabbalah”: incantesimi, maledizioni e anche miracoli, tutto ad eccezione della stessa scienza della Kabbalah. Per oltre quattro mila anni, la comune comprensione della scienza della Kabbalah è stata alterata con idee sbagliate ed errate interpretazioni. Quindi, innanzi tutto, la scienza della Kabbalah ha bisogno di essere chiarita. Il Kabbalista Yehuda Ashlag definisce la Kabbalah nel suo articolo L’Essenza della Saggezza della Kabbalah nel seguente modo:

«Questa saggezza non è né più né meno che una sequenza di radici che discende nel modo di causa ed effetto attraverso delle leggi determinate e assolute che si congiungono e tendono ad un solo obiettivo molto elevato che viene descritto come la rivelazione della Divinità alle Sue creature in questo mondo».

Le definizioni scientifiche possono essere complicate e ingombranti. Proviamo a esaminare cosa è stato detto qui.

Esiste la Forza Superiore o il Creatore, le forze che governano discendono da questa Forza Superiore nel nostro mondo. Non sappiamo quante forze ci sono, ma questo è davvero privo d’ importanza. Noi viviamo qui nel nostro mondo e siamo creati da una forza superiore che chiamiamo “il Creatore”. Abbiamo familiarità con diverse forze nel nostro mondo, come la gravità, l’elettromagnetismo e la forza del pensiero, comunque, ci sono delle forze di un Ordine Superiore che agiscono restandoci occultate.

Noi chiamiamo la Suprema, Comprensiva Forza – “il Creatore”. Il Creatore è l’insieme di tutte le forze del mondo e insieme il livello più alto nell’ ordinamento delle forze che governano.

Questa Forza Superiore ha dato origine ai Mondi Superiori. Ci sono in totale cinque mondi, più il così detto Machsom, una barriera che separa i Mondi Superiori dal nostro mondo. Dalla Forza Superiore – il Creatore, conosciuto anche come “il Mondo dell’Infinito” (Ein Sof)– le forze discendono attraverso tutti i mondi, dando origine al nostro mondo e agli esseri umani.

La scienza della Kabbalah non studia il nostro mondo e gli esseri umani che vivono in esso come fanno le scienze tradizionali. La Kabbalah indaga tutto ciò che esiste al di là del Machsom.

Il Kabbalista Yehuda Ashlag dice che: «Questa saggezza non è né più né meno che una sequenza di radici che discende nel modo di causa ed effetto attraverso delle leggi determinate ed assolute...» Non c’è niente oltre alle forze che discendono dall’alto in conformità a leggi ben precise. Inoltre, queste leggi, come scrive Ashlag, sono fisse, assolute e onnipresenti. In definitiva, esse sono tutte dirette in modo tale che una persona possa rivelare la Suprema Forza della natura mentre è nel nostro mondo.

Fino a che una persona non rivela completamente questa Forza, fino a che non conosce tutti i mondi che deve ascendere, obbedendo alle stesse leggi come le forze discendenti, e fino a che non raggiunge il Mondo dell’Infinito, quella persona non lascerà questo mondo. Cosa significa “non lascerà”? Questa persona continuerà a rinascere nel nostro mondo, evolvendosi da una vita all’altra fino a raggiungere lo stato in cui si manifesta il desiderio di conseguire la Forza Superiore.

Introduzione

What is Kabbalah?

Cos’è la Kabbalah?

La saggezza della Kabbalah è uno strumento scientifico per studiare il Mondo Spirituale. Per esplorare il nostro mondo, usiamo le scienze naturali come la fisica, la chimica, e la biologia. Ma le scienze naturali studiano solo il mondo fisico che percepiamo con i nostri cinque sensi. Per comprendere pienamente il mondo nel quale viviamo, abbiamo bisogno di uno strumento di ricerca che possa esplorare il regno nascosto, quello che i nostri cinque sensi non possono percepire. Questo strumento è la saggezza della Kabbalah.

Secondo la saggezza della Kabbalah, la realtà consiste di due forze, o qualità: il desiderio di ricevere ed il desiderio di Dazione, di dare in assoluto. Siccome il desiderio di Dazione vuole dare, crea un desiderio di ricevere, allora è più comunemente chiamato con il nome “il Creatore”. Dunque, tutta la Creazione, inclusi noi, siamo manifestazioni di questo desiderio di ricevere.

Usando la Kabbalah, possiamo lavorare con le forze fondamentali della realtà – ricezione e Dazione – per il nostro beneficio. Non ci insegna solo il disegno della Creazione, ma anche come possiamo diventare disegnatori, onnipotenti ed onniscienti come il Disegnatore originario della realtà.


Who Can Study Kabbalah?

Chi può studiare la Kabbalah?

Quando al Rav Kook , il grande Kabbalista del 20esimo secolo e primo Capo Rabbino di Israele fu chiesto chi potesse studiare la Kabbalah, la sua risposta fu inequivocabile: “Tutti quelli che lo vogliono”. Negli ultimi cento anni, tutti i Kabbalisti senza eccezione hanno detto chiaramente, ed in molte occasioni, che oggi la Kabbalah è aperta a tutti. Inoltre hanno detto che è uno strumento necessario per risolvere la crisi globale che hanno predetto arrivare, e che stiamo già vedendo oggi.

A parere di tutti i Kabbalisti, i giorni di occultamento della Kabbalah sono finiti. La saggezza della Kabbalah fu precedentemente nascosta perché i Kabbalisti avevano paura potesse essere usata male, e fraintesa. Ed infatti, quel poco che è emerso, ha evocato numerosi malintesi in proposito. Perché i Kabbalisti dicono che la nostra generazione è pronta per capire il vero significato della Kabbalah, e per chiarire i fraintendimenti passati, questa scienza è stata aperta a tutti quelli che la desiderano imparare.


What Do Kabbalah Books Teach?

Cosa insegnano i libri di Kabbalah?

I libri di Kabbalah insegnano la struttura dei Mondi Spirituali, e come ognuno di noi può arrivarvici. Un libro di Kabbalah è come una guida turistica. Se vuoi viaggiare in una nuova città, devi usare molto probabilmente una guida turistica che ti indichi quali sono i posti migliori da vedere, le migliori caffetterie e clubs, e dove non vuoi andare perché non ti piacerà ciò che troverai.

Similmente, i libri di Kabbalah ti dicono come i Mondi Spirituali sono costruiti, quali “posti” sono più divertenti, e quali no. Certo, questi non sono posti fisici, ma stati spirituali che ogni Kabbalista sperimenta.

Un’altra cosa che i libri di Kabbalah ti dicono è come trovare la realtà spirituale. Se vuoi andare da qualche parte in questo mondo, hai bisogno di una mappa di quel luogo, ed una guida turistica per studiare il posto. Nella spiritualità, i libri di Kabbalah faranno tutto ciò per te – “mostrandoti” dov’è il Mondo Spirituale, “guidandoti” là, e mostrandoti tutto ciò che vi è intorno.


Bnei Baruch Kabbalah Education & Research Institute

Chi è Bnei Baruch?

Bnei Baruch – Istituto di Ricerca e di Educazione alla Kabbalah è un’organizzazione per lo studio, l’insegnamento e la diffusione della Kabbalah autentica. Nel 1991, il Rav Michael Laitman, Dottore in Filosofia, fondò lo Bnei Baruch con lo scopo sopra descritto. Lo chiamò Bnei Baruch (I figli di Baruch) in memoria del suo mentore, il grande Rav Kabbalista Baruch Ashlag, primo nato e successore del Rav Kabbalista Yehuda Ashlag, autore de Sulam (La Scala) commentario su Il Libro dello Zohar.

Per diffondere il suo messaggio, lo Bnei Baruch mantiene questo sito, pubblica libri, giornali e produce programmi TV e radiofonici. Circa un milione di utenti visitano il sito ogni mese, e decine di centinaia di questi sono membri attivi, che supportano la causa ed aiutano nella diffusione, per il beneficio dell’umanità.

venerdì 14 novembre 2008

Che cosa sono i Manga e gli Anime?

Questa e' una buona domanda, purtroppo non esiste una risposta essenziale e allo stesso tempo breve. (cosi' scusatemi se mi dilungo un po').

Molto semplicemente si potrebbe dire che " i Manga sono i comics (fumetti) giapponesi e gli Anime dovrebbero essere in teoria la loro versione animata e a volte anche cinemat
ografica". Questo pero' è vero solo in parte e puo' spesso ingannare. Prima di tutto, una persona non esperta potrebbe pensare che il Giappone ha rubato i comics dall'occidente ma questo non è vero. Il Giappone praticamente sta facendo e utilizzando l'arte dei cartoni da sempre (ci sono infatti divertenti illustrazioni d'inchiostro raffiguranti animali e caricature centinaia di anni fa, c he si ricollegano per le loro rassomiglia nze al manga moderno). Certamente, alcune caratteristiche dei manga sono state riprese dall'ovest, ma le principali peculiarità, quali le semplici righe e le caratteristiche stilizzate, sono distintamente giapponesi, anche se sembra che l'arte cinese abbia avuto un'influenza piu' grande di quella occidentale. Secondo, i manga e gli anime giapponesi sono di tutti i tipi e per tutte le persone. Al contrario degli Stati Uniti, che normalmente credono che " i comics siano per bambini ", il manga-Ka giapponese (disegnatore) scrive per tutti dai bam bini ai ragazzi, agli adulti (uomini e donne).



Per capire cos’è un manga è certame nte necessario scoprire in cosa il manga si distingue dagli altri tipi di fumetto, in particolar modo da quello americano e da quello italiano. Gli ideogrammi che compongono la parola man-ga hanno una traduzione ch e si potrebbe tradurre tipo ‘Immagini in movimento’ e ciò la dice lunga sulla natura di questo tipo di fumetto, infatti chiunque abbia sfogliato uno di questi albi può facilmente notare tavole ricche di azione e movimento, ma molto povere di dialoghi. Tutto cio’ perche’ il manga fa molto affidamento sull’impatto visivo, tanto che spesso le immagini descrivono i fatti molto meglio di quanto possa fare un baloon pieno di parole. In questo il manga si discosta molto dalla tradizione fumettistica italiana e dai comics americani, dove la maggior parte delle volte le immagini fanno solo da sfondo a lunghi ed interminabili dialoghi, assumendo solo un ruolo di didascalia. Chiaramente mi riferisco al classico fumetto occidentale con la piena consapevolezza del fatto che ci sono importanti eccezioni che fortunatamente stanno crescendo di numero.

Un altro aspetto che presto colpisce di un manga è che esso è esclusivamente in bianco e nero (tranne qualche rara eccezione), ma la mancanza del colore raramente si fa sentire, perchè nella maggior parte dei casi tale carenza è sopperita da un magistrale uso dei retini e del tratteggio che conferiscono ai personaggi profondità e credibilità, senza tener conto dei fondali che risultano molto particolareggiati e ben studiati: di rado durante la lettura di un manga si possono incontrare delle tavole a colori (spesso acquerelli o tempere),sono, però, solo casi sporadici voluti dall’autore per iniziare qualche capitolo o per celebrare un particolare evento.

Persino le trame per il bambino tendono a essere mediamente impegnate diversamente dalle versioni americane (ad esclusione di alcuni intelligenti comics americani).

I manga e gli anime, spesso anche quelli per i bambini, trattano il tema della morte, mentre gli Stati Uniti (sulla TV dei bambini) sembrano risoluti ad allontanare i giovani da tale realtà (come ad esempio nella versione americana di " Golion " (Voltron) sono stati cancellati tutti i riferimenti riguardo alla morte di uno dei protagonisti). Sorprendentemente dai nostri, molti dei manga ed degli anime giapponesi rappresentano scene di studenti in classe, mentre fanno i compiti o di persone che lavorano nei loro uffici. Il lavoro etico sembra omnipresente nell'ambientazione, inoltre tendono a descrivere la tecnologia in modo comprensivo e dettagliatissimo, mentre alcuni comics americani sembrano quasi evitarla o facilitarla il piu' possibile.

Una terza differenza principale è lo stile unico giapponese degli anime/manga, che è distintivo e, onestamente, facile da riconoscere. Ciò non significa che lo stile e' limitato. All'interno di questa stilistica comune, la tecnica di ogni artista di manga è diversa ed unica. Lo stereotipo è di personaggi con capelli enormi e grandi occhi, ma ce ne sono molti e ognuno diverso dall'altro. Naturalmente è meno presente l'enfasi sul mondo " dei classici supereroi " degli Stati Uniti. Nella maggior parte dei manga, gli uomini e le donne non sono necessariamente estremi esagerati dei loro stereotipi di genere e portano abiti che non sono aderenti come i costumi di quelli americani. Infatti, i manga e i personaggi degli anime tendono ad avere un gusto unico ed estetico di moda (anche se e' vero che molti comics moderni americani hanno rotto con riconoscenza questo stereotipo). Una differenza secondaria, ma non meno importante, fra i manga giapponesi ed i comics in generale dei supereroi della D.C. Comics o della Marvel (oltre al fatto che i primi sono in bianco e nero), è che il manga è solitamente la visione di un singolo disegnatore (massimo di 2), al contrario di quelli americani, in cui molti produttori tendono a fare creare differenti trame e storie, i manga assomigliano più a dei romanzi, raffiguranti mondi dettagliati che rappresentano la visione dell'autore.I personaggi rimangono consistenti, crescono e si sviluppano. Su un soggetto relativo, il manga tende anche ad essere spezzettato per delle pubblicazioni settimanali o bisettimanale che contengono altri comics di altri autori. Così la trama DEVE svilupparsi e DEVE essere interessante ma in un ritaglio ragionevolmente breve e veloce. (esistono, dopo tutto, folle di speranzosi che vorrebbere diventari disegnatori che aspettano solo di spiegare le loro ali!).

Un'ultima differenza è la caratteristica onomatopoetica della lingua giapponese; gli effetti sonori si adattano meglio e sembrano meno stupidi di quelli inglesi. Questa è giusto una sfaccettatura del linguaggio; anche perche' gli effetti sonori tradotti nei manga non funzionano troppo bene ugualmente.

Forse è la miscela della dura realtà con l'allettante mondo della fantasia che rende i manga giapponesi e gli anime così attraenti. Molte popolari serie, quali Doraemon, Ranma 1/2 e Kimagure Orange Road, raccontano le vite della gente apparentemente ordinaria --- vanno a scuola, fanno compiti, vengono rimproverati dai genitori --- tuttavia hanno un qualcosa che li rende speciali, alcuni hanno dei poteri psichichi, altri degli amici piuttosto strani ( es. robot che arrivano dal futuro o alieni da altri mondi). Suppongo che questo serva per permettere ai lettori di simpatizzare con i personaggi, di fuggire dalla vita quotidiana per tuffarci in un mondo di fantasia, completamente differente e lontano dal nostro.
Il lettore è rappresentato da personaggi, persino in mondi che prendono ambientazione in un lontano futuro o in un lontano passato, Lontani dall'essere perfetti, che hanno piccole abitudini e difetti propri del loro carattere, che hanno speranze e sogni con i quali e' possibile immedesimarsi. Al contrario di alcuni eroi americani che combattono e sconffigono il male (Superman, Batman...), i personaggi giapponesi hanno solitamente altri obiettivi nella vita che giocano grandi ruoli nelle loro vite. Ho sentito recentemente alcuni dire che nei manga e negli anime si utilizzano " personaggi orientati", tuttavia questi non sono forzati nelle trame; ma invece le storie si sviluppano proprio attraverso i personaggi. Il cuore dei manga/anime è nei cuori dei loro personaggi.

Questo ci porta a tre altri aspetti del manga/anime: la realtà del mondo, della spiritualita' e del fatto che le cose finiscono.
Con i comics, la fusione dell'arte e delle parole creano un unico strumento. L' arte attrae la mente e le parole creano la realtà. Un'immagine può valere mille parole, mentre le parole possono trasportare. L' arte non può, ma fuse insieme, parole e immagini, diventano veramente efficaci. Per quanto riguarda gli Anime, l'animazione può fare a buon mercato cose che professionisti di effetti speciali non possono fare. L'arte è una forma limitata della realtà virtuale.

Come ho detto, persino i manga giapponesi per bambini trattano temi pesanti quali la morte. Questi mostrano che anche i nemici non sono veramente e solamente cattivi. In serie come Gundam, si puo' osservare nemici che hanno speranze e sogni ma che sopratutto hanno motivi per le azioni che compiono. Non sono pazzi, ma persone reali. Le azioni hanno conseguenze se la persona è astuta, lui o lei si ricorderà di non commettere quell'errore ancora. I personaggi si sviluppano e cambiano, imparano nuove abilità, maturano e guadagnano saggezza. (a meno che, naturalmente, si tratti di una serie comica).
Un'altra caratteristica dei manga e degli anime che ho sempre gradito e' la loro tendenza a contenere un certo ottimismo ... e non solo di semplici cotenuti il bene vince contro il male. I cattivi possono migliorare e trovare la redenzione. Gli eroi infelici possono ritrovarsi, attraverso crisi personali ed in tal modo ritrovare la felicità perduta. La vita ha un significato e uno scopo e bisogna combattere per ottenerla. Il duro lavoro poi pagherà ... anche se soltanto a lungo termine. Le difficoltà si abbattono su di noi, ma possono essere affrontate e sormontate. I personaggi si rafforzano grazie all'aiuto degli altri, anche mirando per la realizzazione al proprio sacrificio (sebbene non tutte le storie hanno questi messaggi filosofici e spirituali, molte si). Quando questi semplici, ma universali, temi sono tessuti in modo più o meno convincente nella trama, la magia accade.

E per concludere, come tutte le buone e reali storie, i manga e gli anime hanno una tendenza a concludersi. Gli eroi e le eroine muoiono, si sposano o spariscono. Quasi tutti tendono ad avere una di queste tre conclusioni: l'eroe vince, l'eroe muore (solitamente dopo la vittoria), oppure vince pero' a caro prezzo, di solito a causa della perdita di qualcuno a cui era molto legato. Naturalmente, negli anime e manga proprio come nei buoni film solo all'ultima scena (pagina) si scoprono delle importantissime rivelazioni riguardo la storia. I migliori manga possono essere considerati vere e proprie gemme capaci di aprirci piccoli portali in altri mondi della fantasia che ci intratterranno, ci istruiranno e ci renderanno felici, ma sopratutto ci permetteranno di scappare per un po' dalle nostre ansie e problemi quotidiani)!

Devo dire che passo molto tempo a vedere soprattutto anime giapponesi, uno dei miei siti preferiti è: http://www.animetv.it/index.php

Da alieno quale sono ho apprezzato molto questa cultura giapponese! I miei anime preferiti, anche se è difficile fare una classifica, sono: Berserk, Monster, Evangelion e tutte le vecchie serie anni 70 quali Goldrake, Gig robot d'acciaio ... ecc.
I miei gusti odierni si orientano sulle trame Thriller, noir, fantasy e di fantascenza.
Visitate il sito linkato e buona visione a tutti!!!

lunedì 15 settembre 2008

PAUL LAFFOLEY

Paul Laffoley è nato in una famiglia cattolica irlandese a Cambridge, Massachusetts, nel 1940. Ha proferito la sua prima parola, "Costantinopoli", a sei mesi, per poi rimanere in silenzio fino all'età di quattro anni (in cui gli è stata diagnosticata la sindrome da autismo), proprio quando ha iniziato a disegnare e dipingere. A più tarda età presso la Brown University, egli subì un trattamento di elettro-shock. Per la precisione ricevette otto trattamenti. Fu dimesso dall' Harvard Graduate School of Design, ma è riuscito a diventare apprendista presso lo scultore Mirko Baseldella, prima di andare a New York per fare l'apprendistato con l'architetto visionario Frederick Kiesler. Nel 1968 si trasferisce in una piccolissima camera per creare l'uomo "think tank" e l'unità chiamata da luidefinita Boston Visionary Cell. Laffoley si impegna poi per un lavoro al Boston Museum of Science che sovvenziona lui stesso, tornando al BVC non solo per mangiare e dormire, ma per lavorare sul multimediale di rendering e sulle sue visioni alternative di future e complesse realtà. Nel corso di una visita di routine di CAT-scan della sua testa, nel 1992, i medici scoprirono un piccolo impianto metallico, lungo 3 / 8 pollici . Fu scoperto nel lobo occipitale del suo cervello, vicino alla ghiandola pineale. La "MUFON", investigatori locali, hanno dichiarato che si tratta di nanotecnologia aliena da laboratorio. Egli tuttora crede che l' "impianto" sia di origine extraterrestre e che costituisca la principale motivazione che ispira le sue idee e le sue teorie.


Paul Laffoley: Clip from DISINFO






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The Orgone Motor Il motore Orgone
Courtesy of the artist Courtesy l'artista di
Orgone Motor (dettaglio)

Orgone Motor (dettaglio)

lunedì 1 settembre 2008

MY FIRST VIDEO CLIP

Tra i miei brani (che potete ascoltare su: http://myspace.com/xiriut), ce n'è uno in particolare, Alpha-Omega trip, al quale ho voluto dare una veste grafica, o meglio un volto perchè per me ha un profondo significato. In breve, esso rappresenta il nostro viaggio eterno, il concetto di Panta Rei (del "Tutto scorre") e il voler scardinare la errata convinzione degli umani che la vita si esaurisca in questa dimensione terrestre.
E' un piccolo viaggio senza ritorno .... guardatelo ... scoprirete senz'altro più cose di quante io ora ne abbia svelate!

My first video clip
Watch this trip without return!